Cioccolato e Fotografia

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Narra una leggenda azteca che una principessa, lasciata dal suo sposo a far la guardia ad un prezioso tesoro, venne uccisa per non aver voluto rivelarne il luogo, nemmeno sotto tortura, e dal suo sangue nacque la pianta del cacao.

I suoi semi, amari come le sofferenze d’amore, forti come le virtù, lievemente rossastri come il sangue, erano il dono del dio azteco Quetzalcoatl alla fedeltà della fanciulla pagata con la morte.

Quetzalcoatl, il “dio serpente piumato”, venerato dalle antiche popolazioni precolombiane, dio dei venti e della conoscenza insegnò poi agli uomini la coltivazione del cacao.

Gli studi antropologici hanno accertato che oltre tremila anni fa il cacao aveva una rilevante funzione economica e sociale presso le popolazioni della valle del fiume Ulúa, in Honduras.

Olmechi, Toltechi, Maya e Atzechi usavano i semi di cacao nei riti devozionali, come ingrediente nelle bevande speziate e come moneta negli scambi commerciali.

Gli Spagnoli continuarono a coltivare le fave di cacao, ad adottarle come moneta di scambio (un po’ come le monete d’oro di cioccolata che ora servono a riempire le calze della Befana) e ad esportarle in patria, dove i conventi iniziarono a elaborare la bevanda edulcorandola con spezie dolci come vaniglia e cannella per correggerne la naturale amarezza.

In Europa però il cacao venne dapprima usato come medicamento e come tale compare nei trattati botanici e naturalistici.

Lo storico milanese Girolamo Benzoni nella sua “Historia del mondo nuovo” (Venezia, 1565) così presenta il cacao e la mistura da esso derivata:

“Il suo frutto è a modo di mandorle, e nasce in certe zucche di grossezza e larghezza quasi come un cocomero… lo mettono al sole a sciugare, e quando lo vogliono bevere, in un testo [vaso] lo fanno seccare al fuoco, e poi con le pietre lo macinano, e messolo nelle sue tazze a poco a poco distemperatolo con acqua, e alle volte con un poco del suo pepe, lo beono, il quale più pare beveraggio da porci che da huomini”.

Nel trattato dello spagnolo Antonio Colmenero de Ledesma, cerusico di origine andalusa (“De Chocolata Inda, opusculum de qualitate et natura Chocolatae”, edito nel 1631) la cioccolata viene descritta come una “bevanda calida” arricchita con fiori ed erbe quali anice, vaniglia, rose di Alessandria, cannella, mandorle, nocciole (le spezie aggiunte dipendevano dal disturbo di cui si soffriva).

Il medico, botanico e chimico francese Nicolas Lémery ne studia la storia e gli effetti stimolanti della fertilità nel “Traité universel des drogues simples” (1732) dove scrive:

“Le sue proprietà stimolanti eccitano l’ardore di Venere”.

Cioccolato e Fotografia
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Cioccolato e Fotografia

Chocolate and Photography
An Aztec legend tells that a princess, left by her husband to guard a precious treasure, was killed for not wanting to reveal the place, not even under torture, and the cocoa tree was born from her blood.
Its seeds, bitter like the sufferings of love, strong like the virtues, slightly reddish like blood, were the gift of the Aztec god Quetzalcoatl to the faithfulness of the girl paid for with death.
Quetzalcoatl, the “feathered serpent god”, revered by the ancient pre-Columbian populations, god of winds and knowledge, then taught men the cultivation of cocoa.
Anthropological studies have found that over three thousand years ago cocoa had a significant economic and social function among the populations of the Ulúa river valley, in Honduras.
Olmecs, Toltecs, Maya and Atzeki used cocoa beans in devotional rites, as an ingredient in spicy drinks and as a currency in trade.
The Spaniards continued to grow cocoa beans, to adopt them as an exchange currency (a bit like the gold coins of chocolate that now serve to fill the Befana stockings) and to export them to their homeland, where the convents began to process the drink sweetened with sweet spices such as vanilla and cinnamon to correct its natural bitterness.
In Europe, however, cocoa was first used as a medicine and as such appears in botanical and naturalistic treatises.
The Milanese historian Girolamo Benzoni in his “Historia del Mondo Nuovo” (Venice, 1565) presents the cocoa and the mixture derived from it:
“Its fruit is almond-like, and is born in certain pumpkins of thickness and width almost like a watermelon … they put it in the sun to dry, and when they want to drink it, in a text [vase] they make it dry on the fire, and then with the stones they grind it, and pour it into its cups little by little with water, and sometimes with a little of its pepper, they drink it, which more seems to be a drink for pigs than for men “.
In the Spanish treatise Antonio Colmenero de Ledesma, cerusic of Andalusian origin (“De Chocolata Inda, opusculum de qualitate et natura Chocolatae”, published in 1631), chocolate is described as a “hot drink” enriched with flowers and herbs such as anise, vanilla. , Alexandria roses, cinnamon, almonds, hazelnuts (the added spices depended on the ailment they suffered from).
The French physician, botanist and chemist Nicolas Lémery studies its history and the stimulating effects of fertility in the “Traité universel des drogues simples” (1732) where he writes:
“Its stimulating properties excite the ardor of Venus.”

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