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Cosmetics Shooting

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After little use in prehistoric times, cosmetics played a major role in personal care during the reign of the Egyptians. The Egyptians doused themselves with ointments, lengthened their eyes with kajal and painted their lips with copper and iron oxide. But cosmetic uses are documented in all ancient peoples: the Scottish Picts and Native Americans painted their bodies, Mesopotamian peoples colored their faces with ochre, Indians used to paint their palms and soles of their feet (women drew stars, moons or flowers on their faces), the Phoenicians invented soap and the Jews made use of fragrances such as frankincense, and the Arabs extracted rosewater. The Greeks colored their hair with a special ointment and painted their faces white (with white lead) or pink (with vermilion). Orpimentum, an arsenic compound, was used as a depilator, palm oil for the legs, thyme for the neck. The Greeks then sucked aromatic plants to freshen breath. The Romans, Pliny the Elder reports in his Naturalis Historia, abounded in tricks, oils and perfumes. Again Pliny relates how Poppaea made immoderate use for cosmetic purposes of ass’s milk, either in ointment (poppaeanum) or with the bath reported by Cassius Dione.[1] Some embellishment procedures adopted in ancient Rome were also adopted in embalming procedures. From the use of spelt flour (mola) to whiten and even out the skin would derive the term immolate.[2] Essences, oleoresins (aromata), myrrh cinnamon, and especially frankincense were used in funerals in large quantities. Pliny reports that at Poppaea’s funeral, Nero had more fragrant essences burned (hence the term pro fumo) than could be produced in the Middle East in a year. [3] The cosmetics were oils (hedysmata), ointments (stymmata), and ointments (diapasmata), and their preparation is illustrated in the fresco of the perfumed cupids in the House of the Vettii at Pompeii.[4] More elaborate is the formulation of a cream found in a Roman burial ground dating from 150AD in England. Composed mainly of starches and animal fats, it also contains pigments such as tin oxide in the form of cassiterite.[5]

Many Roman writers, besides Pliny the Elder, dealt with cosmetics, most notably Celsus, Juvenal, Dioscorides, and Galen, who spoke of a refreshing cream.

The Chinese, knowing cosmetics, used and still use to paint their faces green, ochre or red to represent demons in theatrical scenes.

Between the 10th-11th centuries the first European medical university was founded in Salerno, which among other things was concerned with studying the essences of medicinal plants.

In 16th-century Italy in many courts, ladies preferred to adorn their faces with creams and toilet vinegars. This model was exported to central Europe, then unknown to cosmetics, thanks to Renato Bianco (known as Renè the Florentine) and his mistress Catherine de’ Medici, then consort of King Henry II of France.

This was how the then known world (Europe, Asia, Africa and America) came to know cosmetics.

In 1807 William Colgate and Chevreul produced the first candles by studying the nature of soap.

In 1910 the first lipstick was invented.

 

cosmetics shooting Luzzitelli Danieli productions
cosmetics shooting Luzzitelli Danieli productions

Cosmetics Shooting

Ecco qualche esempio di immagini realizzate da noi per una nota azienda di cosmetici.Il contrasto tra la fluidità’ del liquido e le irte foglie aiutano il prodotto ad esprimere le sue potenzialità’
Dopo un uso esiguo nella Preistoria, durante il regno degli egizi i cosmetici ebbero un ruolo fondamentale nella cura della persona. Gli Egizi si cospargevano di unguenti, allungavano gli occhi con il kajal e dipingevano le labbra con ossido di rame e ferro. Ma in tutti i popoli antichi sono documentati usi cosmetici: i Pitti scozzesi e i nativi americani si dipingevano il corpo, i popoli mesopotamici coloravano il volto con l’ocra, gli indiani erano soliti dipingersi palmi delle mani e piante dei piedi (le donne disegnavano sul viso stelle, lune o fiori), i fenici inventarono il sapone e gli ebrei facevano uso di fragranze come l’incenso, gli arabi estrassero l’acqua di rose. I greci si coloravano i capelli con uno speciale unguento e dipingevano il volto di bianco (col piombo bianco) o di rosa (col vermiglio). L’orpimento, un composto dell’arsenico, venne utilizzato come depilatore, l’olio di palma per le gambe, il timo per il collo. I greci poi succhiavano piante aromatiche per rinfrescare l’alito. I romani, riporta Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, abbondarono di trucchi, oli e profumi. Sempre Plinio racconta di come Poppea facesse uso smodato a fini cosmetici di latte d’asina, sia in pomata (poppaeanum), sia con il bagno riportato da Cassio Dione.[1] Alcune procedure di abbellimento adottate nell’antica Roma erano adottate anche nelle procedure di imbalsamazione. Dall’utilizzo della farina di farro (mola) per sbiancare ed uniformare la pelle, deriverebbe il termine immolare.[2] Essenze, oleoresine (aromata), mirra cinnamomo e soprattutto incenso, venivano utilizzati nei funerali in grande quantità. Plinio riferisce che al funerale di Poppea, Nerone fece bruciare (da cui il termine pro fumo) essenze profumate più di quante ne potevano essere prodotte in medio-oriente in un anno.[3] I cosmetici erano oli (hedysmata), unguenti (stymmata), e pomate (diapasmata) e la loro preparazione viene illustrata nell’affresco degli amorini profumieri nella casa dei Vettii a Pompei.[4] Più elaborata la formulazione di una crema ritrovata in una sepoltura romana risalente al 150AD in Inghilterra. Composta prevalentemente da amidi e grassi animali, contiene anche pigmenti come l’ossido di stagno sotto forma di cassiterite.[5]

Molti scrittori romani, oltre a Plinio il vecchio, si occuparono della cosmetica, spiccano Celso, Giovenale, Dioscoride e Galeno, che parlò di una crema rinfrescante.

I cinesi, conoscendo la cosmesi, utilizzarono e utilizzano ancora oggi dipingersi il volto di verde, ocra o rosso per rappresentare demoni in scene teatrali.

Fra il X-XI secolo fu fondata a Salerno la prima università europea medica che fra l’altro si occupava di studiare le essenze di piante medicinali.

Nell’Italia del 500 in molte corti le dame preferivano adornarsi il viso con creme e aceti di toeletta. Questo modello fu esportato nell’Europa centrale, allora sconosciuta della cosmesi, grazie a Renato Bianco (detto Renè il Fiorentino) e alla padrona Caterina de’ Medici, allora consorte del re Enrico II di Francia.

Fu così che il mondo allora conosciuto (Europa, Asia, Africa e America) conobbero la cosmesi.

Nel 1807 William Colgate e Chevreul produssero, studiando la natura del sapone, le prime candele.

Nel 1910 fu inventato il primo rossetto.